Quella climatica è una vera emergenza

Gli impatti dei cambiamenti climatici sul nostro Pianeta sono devastanti: surriscaldamento globale, scioglimento dei ghiacci, innalzamento del livello del mare, desertificazione e fenomeni atmosferici estremi sono solo alcune delle conseguenze delle attività dell’uomo sul nostro pianeta.

Secondo la Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite, il cambiamento climatico si definisce come "un cambiamento del clima che sia attribuibile direttamente o indirettamente ad attività umane, che alterino la composizione dell’atmosfera planetaria e che si sommino alla naturale variabilità climatica osservata su intervalli di tempo analoghi".

Siamo ancora in tempo per invertire la tendenza e scongiurare (o almeno limitare) la crisi climatica?

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Meteo e clima: facciamo chiarezza

Per comprendere fino in fondo il significato di “cambiamenti climatici” è necessario prima chiarire la differenza tra meteo e clima.

Per meteo indichiamo le condizioni atmosferiche osservabili in una località in un determinato momento: si tratta di condizioni altamente variabili e regolate dalla complessissima interazione di molteplici elementi locali, in parole povere, il meteo ci dice se pioverà, ci sarà bel tempo o se sarà nuvoloso, stimando anche la temperatura, altamente influenzata localmente dalla complessa rete di variabili meteorologiche.

Il clima invece indica un andamento sul lungo termine di un luogo. Il clima di Oslo, rispetto a quello di Roma, sarà decisamente più freddo, ma le variazioni meteorologiche potrebbero portare Oslo ad avere giornate più calde rispetto a Roma.

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Cosa stiamo facendo per salvare il pianeta?

Alla conferenza sul clima di Parigi del dicembre 2015, 195 paesi hanno adottato il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima mondiale. L’accordo definisce un piano d’azione globale per limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C.
Il 5 ottobre l’UE ha formalmente ratificato l’accordo di Parigi, consentendo in tal modo la sua entrata in vigore il 4 novembre 2016.
Posizioni diverse dei governi Nazionali e aspetti di natura economica stanno minando l’effettiva applicazione dei diversi punti dell’accordo.

Questa situazione di stallo e una maggiore consapevolezza sull’emergenza climatica da parte dei cittadini ha favorito la nascita di un movimento in difesa dell’ambiente. La capofila di questa protesta è la 16enne svedese Greta Thunberg, che con le sue manifestazioni e i suoi discorsi pubblici è riuscita a coinvolgere e sensibilizzare moltissime persone.
Da questo movimento è nato il “Global Strike For Future”, la giornata di sciopero globale per il clima a cui hanno partecipato gli studenti, ma anche gli adulti e gli scienziati, di tutto il mondo.

Invertire la rotta entro il 2030

Il cambiamento climatico è già in atto: oggi la Terra è 1°C più calda rispetto ai livelli preindustriali. Secondo il rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC, senza interventi concreti ed efficaci, entro il 2030 l’aumento della temperatura media globale supererà la temuta soglia di +1,5°C, con una serie di conseguenze drammatiche.
Abbiamo circa 11 anni, dunque, per intervenire e mantenere la temperatura media globale a livelli accettabili: superare la soglia di +1,5°C, infatti, potrebbe peggiorare significativamente i rischi di siccità, inondazioni, calore estremo e povertà per milioni di persone.

La ricerca scientifica si sta mobilitando e lo sviluppo delle nuove tecnologie potrebbe portare un contributo per fronteggiare la crisi climatica.
Tutti, però, dobbiamo fare la nostra parte. Singoli cittadini, comunità, classe dirigente: è responsabilità di ciascuno di noi promuovere e adottare comportamenti sostenibili nella vita di tutti i giorni.

The future is open source.

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